61. Biennale d’Arte di Venezia
In Minor Keys
COLLATERAL EVENTS
Padiglione di Hong Kong
Roma – 12 Luglio 2026 by Qinggang Xiang

Il 9 maggio 2026, il Padiglione di Hong Kong ha inaugurato, presso la sede espositiva di Campo della Tana, la mostra Fermata – Hong Kong in Venice 延音:香港在威尼斯, curata dal Hong Kong Museum of Art (HKMoA). Il tema dell’esposizione prende in prestito il segno musicale della Fermata 延音 come titolo della edizione della 61^ Biennale di Venezia. La curatrice Koyo Kouoh rivolge lo sguardo verso le periferie geopolitiche, i microcosmi quotidiani, storie di esistenza individuale e frammenti del quotidiano ignorati dalle macro-narrazioni della storia. In questo contesto, la Fermata 延音 si trasforma in un invito silenzioso: in un fulcro che scavalca i confini tra la dimensione musicale e quella della vita urbana, esortandoci a sostare per un momento, e riprendere il cammino secondo il ritmo personale. La mostra, che vede la collaborazione degli artisti d’avanguardia di Hong Kong Kingsley Ng 伍韶劲 e Angel Hui 许开娇, si articola attraverso cinque installazioni. Insieme, le opere danno vita a un profondo dialogo incentrato sulla fluidità del tempo, sulla topologia dello spazio e sulla memoria collettiva.
La Fermata 延音, asse narrativo della mostra, si configura come un dispositivo semiotico denso di doppi sensi in molteplici contesti: nella musica, la “fermata” consente agli artisti di prolungare la durata di una nota o creare un momento di pausa, secondo la loro interpretazione. A Venezia, la “fermata” è il momento in cui il vaporetto effettua una sosta per accogliere nuove persone e consentire ad altre di scendere. In questo evento, la “fermata” è un invito discreto a soffermarsi sui momenti intimi e fugaci della vita quotidiana di Hong Kong, che richiamano in lontananza l’atmosfera di Venezia. Questa trasposizione semantica converte la sospensione temporale dello spartito in un ancoraggio all’interno delle dinamiche geopolitiche, collegando il viaggio dei naviganti stranieri alla trama quotidiana della città. Si apre così il preludio a una serie di interventi artistici multimediali carichi di tracce poetiche.


Kingsley Ng 伍韶劲: L’ordinario e lo straordinario – Sostare – Ascoltare il mondo
L’artista multimediale di Hong Kong Kingsley Ng presenta all’interno del percorso espositivo tre installazioni propriamente site-specific: Sometimes, There Are Clouds in Puddles 有时水里有云, Sky Well 天井 e Laundry Nocturne 晾晒夜曲. Con una logica sensoriale, l’artista assume lo spazio fisico come uno strumento musicale e la fluidità del tempo come una tela pittorica, intrecciando all’interno delle sale un poema polifonico incentrato sui medium immateriali, sulle micro-percezioni e sulle geografie dello spirito.
L’installazione Sometimes, There Are Clouds in Puddles 有时水里有云, che si dispiega nel cortile esterno, si ispira a Midday, Quarry Bay 中午在鰂鱼涌, componimento del poeta Leung Ping-kwan (也斯 Ya Si ). L’opera è un dialogo silenzioso tra la visione dei canali di Venezia e i ritmi della modernità urbana di Hong Kong. All’interno del cortile, l’artista converte il collegamento tra le due realtà in una meditazione sulla luce naturale, sulle ombre e sulla micro-poesia del quotidiano. Cinque vasche d’acqua di diverse dimensioni sono disposte intorno al cortile come pozzanghere dopo la pioggia. Dai punti più alti delle pareti adiacenti si estendono verso il basso fasci di fili sottili dalla texture iridescenti che, azionati da micro-motori di precisione, si flettono e si torcono in un movimento lento e leggero. Sotto la rifrazione della luce solare, il fluire visivo di questi fili luminosi evoca una pioggia microscopica, infondendo istantaneamente l’antico cortile di un barlume sacrale. Con estrema sensibilità, Kingsley Ng cattura i microscopici movimenti della luce piovana, delle tracce d’acqua e delle bolle d’aria all’interno dello spazio. In questo punto di contatto, l’aria densa e stagnante di Venezia si sovrappone temporalmente e spazialmente alla memoria della stagione dei monsoni di Hong Kong. Sostando in contemplazione davanti a queste pozzanghere artificiali, il visitatore non scorge tra le increspature della superficie il riflesso della propria immagine, ma intravede il destino fluido che queste due città d’acqua condividono sul piano storico e geografico.
Nella prima sala espositiva, l’opera Sky Well 天井 innesca un dialogo silenzioso tra il pozzo di luce 光井 di Hong Kong – che fende verticalmente la densità dei grattacieli verso l’alto, riflettendo lo scenario esistenziale della modernità – e la cisterna 水井 veneziana, che sprofonda verso il basso per connettersi direttamente alla laguna, custode della trama vitale dell’epoca classica. Nella penombra soffusa della sala espositiva, una grande installazione emisferica ruota lentamente a velocità controllata. Al suo interno, piccole lampadine a filamento di tungsteno, sospese, generano, attraverso la rifrazione di lenti ottiche, illusioni visive in cui il confine tra reale e virtuale svanisce. Le tracce luminose reali e i loro riflessi illusori si rincorrono lungo le traiettorie del movimento, proiettandosi interamente su una matrice di bolle di sapone disposta all’interno dell’emisfero: si aggregano così in una costellazione di effimeri barlumi, vibrante e in perenne mutamento. La breve danza dei punti luminosi, prima che la bolla di sapone si dissolva, agisce come uno spettacolo visivo capace di riflettere come momenti più ordinari della quotidianità siano intrisi di una profonda vulnerabilità esistenziale e di impermanenza. Attraverso il ciclo meccanico, l’artista trasfigura la bolla di sapone in una micro-stella evanescente.
L’atto conclusivo dell'”ecologia del suono 声音生态学” del Padiglione di Hong Kong trova invece la sua collocazione nell’ultima sala espositiva con l’opera Laundry Nocturne 晾晒夜曲. Questo lavoro spinge la retorica sinestetica tra visione e udito verso il suo culmine estetico. Attraverso una proiezione digitale, l’artista simula le tonalità algide e l’angolo di incidenza della luce lunare, introducendo all’interno della sala le monumentali silhouettes di panni stesi ad asciugare. Questo scenario costituisce al contempo uno sbalorditivo spettacolo di sopravvivenza visibile fuori dalle finestre dei densissimi complessi di edilizia pubblica (Public Housing Estates) di Hong Kong, e il sigillo più iconico della quotidianità tra i palazzi delle strette callette veneziane. Quando la brezza guidata nella sala sfiora i tessuti, gli abiti oscillano dolcemente; il movimento è accompagnato da un flebile paesaggio sonoro urbano, registrato e raccolto da Kingsley Ng nel profondo della notte all’interno di diverse comunità e quartieri di Hong Kong. Una volta spogliata della frenesia capitalistica e della rumorosa produttività diurna, i flebili clacson delle auto, il fruscio del vento e le sirene dei traghetti in lontananza sul molo nel profondo della notte echeggiano e vibrano all’interno delle mura di Venezia. Questo notturno sommesso e introspettivo scardina definitivamente i confini geografici e fisici della geopolitica. Conduce così il pubblico attraverso una “Fermata Acustica 听觉延音” dall’estrema tensione uditiva, a sfiorare il battito urbano più reale della città di Hong Kong.

Angel Hui 许开娇: La trasmutazione dell’oggetto comune e della tradizione – Trattenersi – Percepire la memoria della luce
A fare da raffinato contrappunto alle opere di Kingsley Ng, l’artista Angel Hui orchestra nelle sue opere Drifting Sanctuary 浮光一隅 e I Would Like to Open a Window for You 我为你打开一扇窗 una collisione, in cui l’artigianato artistico tradizionale orientale si fonde con la ricerca concettuale contemporanea occidentale.
Nell’allestimento teatrale di Drifting Sanctuary 浮光一隅, la narrazione si sviluppa in silenzio all’interno di uno spazio totalmente oscurato. Lo spettatore si ritrova immerso in un abisso marino precluso alla luce; in questa oscurità, i sacchetti di plastica industriali con motivi di pesci rossi, sparsi e sospesi nel vuoto, rimangono l’unica sorgente di luce dell’ambiente. Seguendo la traiettoria di questi bagliori, i pesci rossi impressi sulla superficie dei sacchetti si accendono in sequenza sotto il controllo di una programmazione digitale. I motivi dei pesci rossi sui sacchetti sono interamente ricamati a mano attraverso la raffinata tecnica del “Ricamo di Suzhou 苏绣”, un’arte millenaria riconosciuta come patrimonio culturale immateriale nazionale. La natura effimera, ultra-economica e fragile del sacchetto di plastica – tipico materiale dell’industria moderna – e l’alto artigianato del ricamo tradizionale, custode di densità temporale e di un faticoso impegno manuale, coesistono sullo stesso supporto fisico, generando una frizione e un radicale contrasto estetico. La giustapposizione tra “alto artigianato d’élite” e lo “scarto quotidiano ultra-economico” innesca piuttosto una “trasmutazione sublime 崇高嬗变” delle proprietà fisiche della comune plastica. Quest’ultima arriva a emanare un barlume trascendentale ed ipnotico, inducendo l’osservatore a una profonda riflessione semiotica sul valore dell’arte in antitesi al valore originario degli oggetti d’uso quotidiano.
In un’altra opera, intitolata I Would Like to Open a Window for You 我为你打开一扇窗, Angel Hui estende invece la propria indagine verso le dimensioni dell’intervento sociologico e della riconfigurazione transculturale. L’artista ha avviato una profonda sinergia interdisciplinare con l’ultimo maestro fabbro tradizionale rimasto a Hong Kong. Assumendo come medium visivo le “grate in ferro battuto e attorcigliato 扭铁窗花” – elementi carichi di memoria storica e territoriale, tipici dei vecchi edifici residenziali Tong Lau 唐楼 -, l’opera integra, in una prospettiva transcontestuale, la secolare tradizione della forgiatura artistica veneziana del ferro. Da questa collaborazione sono nate diverse finestre eterogenee, interamente realizzate a mano, in cui le tracce storiche di Oriente e Occidente si intrecciano indissolubilmente al calore e alla memoria del corpo. Quando la caratteristica luce solare del Mediterraneo veneziano si riversa all’interno, proietta sulle storiche pareti in mattoni rossi, logore e scrostate della sala, le ombre che mutano e si spostano seguendo la rotazione terrestre. Immerso in questo fluire di ombre che, con il trascorrere delle ore, si contrae e si espande continuamente, il telaio di una finestra, apparentemente comune e ordinario, viene radicalmente sublimato in un intimo incontro spaziale; un’opera che accoglie e ispira con dolcezza il pubblico a riscoprire e risvegliare quegli anfratti della micro-estetica quotidiana troppo a lungo trascurati e oscurati.


Attraverso una transizione fenomenologica che, sul piano visivo e percettivo, scivola “dallo scorrere della pioggia al bucato quotidiano”, Kingsley Ng orchestra e tesse con straordinaria maestria medium immateriali come la luce, l’ombra e il suono. L’artista decostruisce e riconfigura radicalmente gli scenari più ordinari della quotidianità, tramutandoli in uno spazio di puro divenire, concepito per la profonda meditazione e la catarsi spirituale della soggettività individuale. A costituire una radicale intertestualità con questa prassi, Angel Hui sviluppa invece un’esplorazione critica dei confini della materia e della sua stessa materialità. Attraverso il linguaggio minuzioso dell’alto artigianato tradizionale orientale, l’artista compie una reinterpretazione sovversiva e uno spiazzamento decontestualizzante del “sacchetto di plastica” – intriso di consumismo industriale moderno – e del “comune telaio di una finestra 日常窗框”, dispositivo che disciplina la visione. Li trasmuta, in questo modo, in feritoie d’avanguardia ideate per esaminare i meccanismi poetici latenti che si celano dietro la razionalità strumentale e il funzionalismo della modernità. Sebbene i due artisti presentino cifre stilistiche ed espressioni mediali diametralmente opposte, la matrice profonda della loro ricerca converge e racchiude, in un’altissima densità concettuale, l’esclusiva percezione urbana e l’intricata trama psicogeografica di Hong Kong. I due artisti, nel paesaggio veneziano, orchestrano un pellegrinaggio intellettuale concepito per riscoprire, ancorare e riaffermare la soggettività individuale tra il fluire inesorabile, la sospensione e la riconfigurazione dell’impermanenza della vita.


