61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
In Minor Keys di Koyo Kouoh
Roma – 21 Marzo 2026 by Vittoria Biasi

Il progetto del Padiglione Italia, Con te con tutto, dell’artista Chiara Camoni, con la curatela di Cecilia Canziani, per la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, propone la visione dell’arte come ricerca del vedere per scorgere, accogliere le suggestioni della comune esistenza, in un lavoro del pensiero e delle mani.
La presentazione del progetto, svoltasi il 10 marzo presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, si è collocata tra l’introduzione del ministro Alessandro Giuli, che appare in video a schermo intero su sfondo azzurro, e parole del presidente Pietrangelo Buttafuoco, espresse con la solennità evocativa di ritualità e rispetto antico, in linea con la sua visione intellettuale.

Chiara Camoni ha rappresentato l’Italia nella IV edizione della biennale tailandese del 2024 a Bangkok, dal titolo Nurture Gaia, in cui ha presentato le figure antropomorfe Sisters (Flame and Foam, 2024), scultura in terracotta policroma, fili di ferro e fiori disidratati nel suggestivo tempio del Wat Arun. Gli elementi poveri dei fiori disidrati divengono ancelle di statue dorate di Buddha e partecipano, con la loro fragilità estrema al rito, alla memoria.
Le sculture Sisters saranno parte del progetto Con te con tutto all’interno del Padiglione Italia, in cui la spazialità e la mancanza di luce, nel primo ambiente, sono un corpo artistico di difficile confronto e nel secondo lo sfondamento della luce naturale, dalla porta sul giardino, marginalizza alcune parti laterali.

Come Chiara Camoni ha raccontato in conferenza stampa, le opere da lei concepite per lo spazio, non sfidano le altezze dei soffitti: le sculture si inseriscono come energia modellata in corpi femminili che si incontrano con i corpi dei visitatori. Si crea in tal modo un paesaggio di anime che prosegue nella tesa successiva dove il progetto si sviluppa nell’orizzontalità. L’orizzontalità è proprio della terra, importante, preziosa su cui noi camminiamo.
Depositaria di impronte, di sogni e di segreti, la terra è un’aspirazione. Chiara Camoni la utilizza per impastare, modellare, edificare le sue sculture, che come templi umani dialogano con il mondo.
“La trasgressione è nella tradizione” mi diceva Mirella Bentivoglio. Posso aggiungere la frase di Chiara Camoni “Faccio un vaso e faccio il mondo”!
La concezione dello spazio, quale luogo immateriale permeato di totalità, diviene luogo sociale in cui si incontrano percorsi di vita, di filologie mentali e cronologie di altri artisti. La mostra Con te con tutto diviene una proposta relazionale verso l’altro e verso tutto ciò che è altro da noi. L’artista, nella seconda tesa, all’interno della sua esposizione, impagina una rete di comuni sensibilità. Il suo linguaggio colto, attento ai minimi segni e simboli è come la grande chioma di un albero che può ospitare la luce, l’uomo, gli animali, tutto il mondo può trovare il suo abbraccio.
Le sue opere, secondo un progetto di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, dialogano con i linguaggi della grande tradizione artistica italiana tra cui Chandra Candiani, Felice Casorati, Gauri Gill, Fausto Melotti, Alberto Martini, Marisa Merz, Kazuko Miyamoto, Senga Nengudi, Medardo Rosso, Bettina Buck, Luca Bertolo, Lucia Leuci, Alessandro Spranzi.
La mostra sarà arricchita dall’intervento della danzatrice e coreografa Annamaria Ajmone e dalla proiezione di Alice Rohrwacher, Che cosa resta, composta da estratti di film inediti e del suo film La Chimera del 2023. La regista indaga sulla capacità del segno dei reperti del passato, delle opere d’arte di influenzare le vite del mondo, liberando forze creative dal profondo al contrario di altre forme narrative che rendono inerti, passivi.
Anche questo anno il Giardino delle Vergini sarà il luogo di incontri e rielaborazione e relazione con la mostra all’interno delle tese.
Il presidente Buttafuoco sente emergere dall’opera e dal concetto espositivo di Chiara Camoni la consapevolezza di un gesto, inteso come il recupero di un resto, di ciò che resta anche sepolto nella terra in attesa di riemergere. La foresta, con riferimenti danteschi, è il nostro stare al mondo e il suo attraversamento è imposto dalla natura e dalla storia. Nella foresta inoltre c’è un nascondimento che solo gli artisti riescono a cogliere.
Il presidente ha voluto rammentare che per l’improvvisa scomparsa di Koyo Kouoh il progetto In Minor Keys è stato consegnato incompleto. La direttrice aveva già programmato un viaggio in Italia suddiviso in tre tappe per incontrare gli artisti. Il presidente Buttafuoco ha voluto rispettare l’opera “incompiuta” della curatrice, aprendo nella Biennale il rispetto per la morte. Come opera incompiuta l’esposizione è ciò che resta di qualcosa che nessuno potrà comprendere. Il presidente ha privilegiato la visione di Koyo Kouoh senza ritocchi riparatori perfezionisti o di falsa connotazione.
A conclusione del suo discorso il presidente ha ribadito l’indipendenza dell’istituzione della Biennale di Venezia, per cui, durante la sua presidenza, chiusure e censure saranno fuori dalle sue biennali.


