Roma – 4 Maggio 2026 by Sabrina Consolini

Passeggiare per Roma significa immergersi in un paesaggio unico, dove storia e natura convivono in perfetta armonia. Tra gli elementi più iconici di questo scenario spiccano i pini, in particolare il pino domestico (Pinus pinea), con la sua caratteristica chioma ad ombrello. Questi alberi non sono solo parte integrante del panorama urbano, ma rappresentano un vero e proprio simbolo della città eterna. I pini di Roma affondano le loro radici nella storia antica. Già in epoca romana venivano piantati lungo le vie consolari e nei giardini delle ville patrizie. Erano apprezzati non solo per la loro bellezza sempreverde, ma anche per i pinoli, utilizzati nella cucina e nella medicina dell’epoca. Il pino è un simbolo potente di immortalità, eternità e resilienza, grazie alla sua natura sempreverde e alla capacità di crescere e adattarsi in ambienti difficili. L’albero del pino è simbolo di fertilità e felicità coniugale, pini e pigne erano utilizzati nei riti nuziali specialmente nella tradizione orientale e romana. Visto come un ponte tra cielo e terra, il pino incarna una presenza forte e di radicamento. La sua immagine di immortalità è legata al fatto che, essendo sempreverde, evoca la vita eterna. La sua resilienza è un simbolo di forza, in quanto resiste alle avversità. Il pino silvestre, in particolare, è associato al risveglio spirituale, riequilibrando l’aspetto materiale e quello spirituale. Infine, in alcune tradizioni, è considerato “l’albero della vita”, grazie alla sua capacità di fornire nutrimento e cura, come dimostrato dall’alto contenuto di vitamina C dei suoi aghi.
La pigna, frutto del pino, è un simbolo ricco di significati. Rappresenta l’abbondanza grazie ai suoi numerosi semi, ed è associata anche all’immortalità e alla divinità, essendo il frutto di un albero che incarna la rigenerazione e la forza della natura. In ambito spirituale, la pigna è legata all’illuminazione e alla ghiandola pineale, simbolo del “terzo occhio” e della conoscenza interiore. Nella tradizione siciliana, le pigne in ceramica, come quelle di Caltagirone, sono usate come decorazioni per augurare fortuna e protezione in occasioni speciali, come matrimoni, nascite e nuove abitazioni. Le sue origini affondano nelle antiche culture di Babilonia, Egitto, Grecia e Roma, dove la pigna era considerata un elemento sacro. In questo modo, il pino e la pigna si intrecciano in un racconto di forza, spiritualità e simbolismo che attraversa le culture e i secoli con un valore di sacralità superiore ad ogni altro albero. Questi alberi secolari, immortalati in dipinti e disegni da secoli, raccontano silenziosamente il passaggio del tempo a Roma testimoni di civiltà e di eventi storici nel corso di oltre 2 millenni.
Dal punto di vista paesaggistico, i pini contribuiscono in modo decisivo all’identità visiva di Roma. Le loro silhouette eleganti incorniciano i monumenti più iconici di Roma come il Colosseo e i Fori Imperiali e la Cupola di San Pietro creando scorci suggestivi che da secoli hanno ispirato artisti, fotografi e scrittori. Non a caso, il compositore Ottorino Respighi dedicò loro uno dei suoi poemi sinfonici più celebri, I pini di Roma, trasformando in musica le atmosfere evocate da questi alberi.
Le grandi ville storiche romane – nate come residenze suburbane della nobiltà tra Rinascimento e Ottocento – costituiscono uno degli esempi più alti di questa integrazione. I loro parchi, articolati in giardini curati, boschi, viali alberati, fontane e architetture minori, rappresentano una sintesi raffinata di estetica, scienza botanica e memoria storica. In tali contesti, il verde non è un elemento accessorio, ma parte integrante della costruzione del paesaggio, secondo quella concezione di “paesaggio diffuso” che caratterizza in modo peculiare la bellezza del nostro Paese.
Oltre al valore estetico e culturale, i pini svolgono un ruolo fondamentale per la salubrità dell’ambiente urbano. Offrono ombra e frescura nelle calde estati romane, contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria e rappresentano un habitat per diverse specie animali. Tuttavia, negli ultimi anni, questi alberi sono stati messi a dura prova da malattie, cambiamenti climatici e problemi legati alla gestione urbana. La situazione si è fatta sempre più critica. Molti pini e altri alberi storici e centenari importanti come i platani e i lecci sono stati abbattuti non solo per ragioni fitosanitarie o di sicurezza, ma per far spazio a cantieri legati alla mobilità e alla trasformazione urbana, come quelli della Metro C e delle nuove tramvie. A questi interventi si aggiungono operazioni di gestione del verde che sollevano forti contestazioni perché l’amministrazione romana non ha previsto “varianti di progetto” per la loro salvaguardia e neppure le soprintendenze romane sembrano più far nulla per la loro salvaguardia e tutela.
Il caso più emblematico è quello di Villa Ada Savoia, dove si registrano circa 8.000 alberi abbattuti negli ultimi anni, tra cui numerosi pini domestici, lecci, sughere e cedri del Libano. In quest’area sarebbe stato eliminato persino il sottobosco, con una quasi totale assenza di ripristini compensativi, nonostante gli obblighi previsti dalle normative. A Villa Glori si segnalano circa 600 grandi alberi mancanti, perlopiù pini, mentre molti esemplari sono stati sottoposti a capitozzature, una pratica vietata dal Regolamento del Verde Capitolino del 2021 perché dannosa per la salute degli alberi.
La perdita non è solo quantitativa ma anche qualitativa. Intere porzioni di pineta, come a Castel Fusano, risultano oggi fortemente degradate o desertificate, con effetti molto pesanti sulla biodiversità, come evidenziato anche dal WWF. Fenomeni simili si registrano anche in altri parchi storici come Villa Borghese, Villa Pamphili e Villa Gordiani solo per citarne alcune dove si segnalano interventi diffusi tra abbattimenti e diradamenti, con migliaia di pini abbattuti seppur sani. Nel complesso, alcune stime parlano di oltre 40.000 alberi abbattuti a Roma tra il 2021 e il 2025. Si tratta di numeri allarmanti sotto il profilo ambientale e paesaggistico.
Dal punto di vista tecnico, alcune relazioni ottenute tramite gli “accessi agli atti” indicano che la maggioranza dei crolli dei pini sono dovuti a danni agli apparati radicali causati dai lavori dei cantieri stradali, per i sottoservizi e le vibrazioni, in particolare in via dei Fori Imperiali quelle legate alla metropolitana. Tuttavia, questi eventi sarebbero stati utilizzati per giustificare un’estensione più ampia degli abbattimenti. Anche le “prove di trazione” sui pini risultano controverse: in alcuni casi sarebbe stato adottato un coefficiente di sicurezza più elevato rispetto agli standard (2.0 anziché 1.5), e le verifiche sarebbero state effettuate in periodi climaticamente sfavorevoli a metà febbraio (dopo 2 mesi di piogge ininterrotte), elementi che secondo alcuni esperti ne mettono in discussione l’attendibilità. Particolarmente sconcertante è il dato secondo cui n. 9 pini ai Fori giudicati in condizioni “buone” o “ottime” sarebbero stati comunque abbattuti, evidenziando una possibile discrepanza tra valutazioni tecniche e decisioni operative. È proprio su questo punto che il dibattito si fa più acceso, tra chi parla di scelte necessarie e chi invece denuncia un approccio eccessivamente invasivo o non trasparente e che ha portato l’associazione CURAA (Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti) a ricorrere al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).
Purtroppo, è triste vedere un patrimonio naturale e culturale così antico e iconico messo ora così a rischio. La tutela dei pini di Roma è oggi una sfida cruciale e identitaria che sembra essere a cuore più ai cittadini che alle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio storico, artistico e ambientale. Conservare questo patrimonio significa non solo proteggere gli alberi, soprattutto i pini, ma preservare un pezzo dell’identità storica e della bellezza della città che è patrimonio UNESCO e sottoposta a tutele più stringenti nell’ambito delle Mura Aureliane. In un contesto così complesso, diventa fondamentale trovare un equilibrio tra esigenze di sicurezza, sviluppo urbano, trasparenza e salvaguardia del paesaggio storico che è sempre più minato da una amministrazione che sembra ignorare quel buon Regolamento del Verde Pubblico e Privato di Roma del 2021 e che ricorre a ditte private che hanno più interesse ad abbattere che a curare i nostri grandi e preziosi alberi.
Gli alberi e il legno sono risorse preziose ed uniche sulla Terra. Sebbene oro e diamanti siano preziosi, la loro rarità è nulla rispetto a quella degli alberi, che non esistono altrove nell’universo. Oltre ad essere irriproducibili, gli alberi sono fondamentali compagni di viaggio per la nostra vita: producono ossigeno, assorbono CO2, regolano il clima e proteggono i terreni dalle frane. Il loro valore biologico e vitale è quindi immensamente più grande di quello di qualsiasi altro materiale esistente al mondo. Come diceva Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”, e forse è proprio la bellezza degli alberi – oltre all’arte – a mostrarci come, ma solo se noi salveremo loro.


