Roma – 2 Agosto 2026 by Vittoria Biasi

Il Padiglione della Russia ha consentito ad artisti e intellettuali di ogni paese di essere presenti nella manifestazione della Biennale, con un’adesione indipendente. Il Padiglione documenta partecipazioni artistiche emozionanti, espressione di mondi nuovi e antichi. Le opposte espressività configurano spazi di ascolto e di attenzione in cui scorre il flusso emotivo dell’arte contemporanea d’avanguardia e accademica.
Sul piano di un tronco d’albero, sono state posate alcune copie dell’opera Messa a fuoco. Introduzione all’Errazionalismo dell’artista e letterato Giovanni De Donà e sulla parete, in alto, la didascalia dell’opera Missing Pages. Il fermento del Padiglione e alcune parole captate sono portatrici di nuove letture sociali che alimentano il clima di compiacimento estetico nella particolare formula dell’evento all’interno delle esposizioni della biennale.
Tempo addietro, Giovanni De Donà, artista e ricercatore italiano, in occasione del centenario del Futurismo del 2009, ha collaborato con Petr Bystrov, che è stato il co-fondatore, alla fine degli anni ’90, del collettivo Radek Community di Mosca, costituito da artisti e attivisti. Petr Bystrov, noto performer, con una laurea in filosofia, aveva organizzato Enduring Futurism presso Dispari e Dispari a Reggio Emilia, in cui aveva invitato, oltre a vari artisti russi e armeni, anche Giovanni De Donà, anch’egli laureato in filosofia, con il suo progetto Diachronic. Si tratta di uno studio, divenuto contestualmente mezzo per un’azione performativa, ispirato dal dinamismo plastico di Boccioni e dalla filosofia di Gaston Bachelard. Tale intuizione diventa algoritmo, successivamente brevettato, atto alla manipolazione deterministica – non randomica né approssimativa – della velocità istantanea di riproduzione di files audio e video. Il tutto si svolge attraverso un software autoprodotto che permette di controllare la velocità istantanea di riproduzione senza alterare la durata complessiva del frammento scelto. Questo strumento multimediale, concepito e prodotto da De Donà, ha rappresentato il cuore tecnologico e concettuale espresso nella sua partecipazione alla mostra Enduring Futurism del 2009. La storia dell’arte non è nuova a questi artifici: si tratta però qui di un salto tecnologico rispetto all’Intonarumori di Russolo – prettamente meccanico -, o dal Vobulatore di Agnetti – prettamente elettronico -: si tratta di una cosa nuova, che permette non soltanto di esplorare i toni del rumore, come nel caso di Russolo, e non soltanto le pause, come nel caso di Agnetti – Diachronic è dotato anche di un modulo definito “fettinatore”, che fa una cosa simile permettendo di determinare finestre di silenzio nel flusso -, ma bensì apre alla possibilità di gestire in tempo reale degli “errori controllati” nell’ambito dell’elettronica, allargandone il dominio espressivo. L’alta responsabilità dell’esecutore, infatti, accosta Diachronic ad un vero e proprio strumento, più che ad un campionatore comandato da un normale sequencer che gira perentoriamente a velocità costante, e in modo pressoché automatico. Tutto iniziò quando De Donà nei primi anni duemila bucò un disco in vinile di Ben Webster con un trapano, per farlo girare in orbite ellittiche, cercando qualcosa di diverso da mixare con un beat altrettanto ellittico, tendendo dunque più alla ricerca di un nuovo tipo di ordine, lontano dal chaos postmoderno alla Christian Marclay, partendo dall’assunto geometrico che un cerchio – metafora del loop a velocità costante -, non è altro che un caso particolare di ellissi, avente i due fuochi coincidenti in un punto detto centro. L’Avanguardia non sta che nella consapevolezza del fatto che tutto gira all’interno di un sistema basato su un caso particolare, mentre là fuori c’è un universo ignoto, dinamico, tutto da esplorare. Lo strumento è infatti in grado di tradurre stimoli ambientali, rumori industriali, interferenze analogiche e persino “voci” degli insetti e della natura in complesse partiture elettroniche ed estetiche, attraverso temerarie variazioni. De Donà potrebbe dirsi dunque propriamente il prosecutore degli intenti dinamici espressi dalla celebrata macchina l’Intonarumori di Luigi Russolo. Diachronic non è tuttavia uno strumento meccanico, come abbiamo detto, bensì algoritmico, in grado di dare forma ad un gesto semplice dall’attuazione complessa: suonare la velocità. È infatti la curva della funzione della velocità di riproduzione che viene applicata in tempo reale al materiale, e così lo strumento, automatizzando la variazione calcolata al millesimo, finisce per destrutturare lo svolgimento sonoro, armonico e ritmico, evocando una sorta di evoluzione temporale autonoma, da cui il termine diacronico, ovvero lo studio delle trasformazioni attraverso il tempo. Nel 2019 l’artista inaugura l’avventura di Koo Editions pubblicando un vinile di Pavel Pepperstein, successivamente collabora con Phill Niblock, prosegue con la sperimentazione con il medium luce attuata con Alterazioni Video. Pubblica anche il proprio lavoro solista Konzert für wohltemperierte Grillen, in cui tratta il frinire spontaneo e caotico dei grilli, come se fossero un’orchestra orchestrata dal suo algoritmo che sembrava rispondere alle variazioni che Diachronic produceva sul loro stesso suono, instaurando così un dialogo con essi, spazializzato in quadrifonia in un hangar abbandonato tra le Dolomiti: dialogo innaturale, per dirla con Bachelard… surrazionale, indubbiamente suggestivo per il pubblico, che si trovò completamente immerso in questo movimento ambientale in cui si poteva intravvedere, dissero alcuni, la lezione del maestro concretista Bernard Parmegiani.
L’opera Messa a fuoco. Introduzione all’Errazionalismo, è un lavoro molto più recente, ed espone invece in forma di dialogo un percorso di osservazioni che mantiene il suo focus nel concetto di istante, che da perno del movimento come attuato in precedenza con Diachronic, diventa momento o punto dell’intuizione, presupposto della conoscenza. L’accensione (apparizione dell’intuizione) non è solo la scintilla della conoscenza: fa riferimento al fuoco come elemento e al bilanciamento tra le lenti. Ciò introduce la visione, e il tema della sua oggettività. La parola è studiata nelle sue possibili separazioni su cui costruire una nuova filosofia. De Donà applica qui un concetto di analisi rigorosa all’andare incontrollabile della vita per produrre una nuova lettura allo sbilanciamento dell’esistenza. L’Errazionalismo, tra Errore/Errare e Razionalismo, è il piacere di una scoperta in cui il tempo non è una melodia di fondo ma un insieme di momenti o istanti giusti per un accadimento. Ma quale può essere il rapporto tre le numerose note della vita piuttosto che tra i calcoli di un algoritmo?








