Roma – 20 Aprile 2026 by Vittoria Biasi

La Biennale di Venezia, istituita nel 1895, è una delle più antiche esposizioni d’arte contemporanea, situata tra i Giardini e l’Arsenale. Nel corso dei decenni, la topografia dei Giardini si è arricchita di 29 padiglioni nazionali, la maggior parte dei quali edificati nel mezzo secolo di pace europea del secondo Novecento. Se il primo padiglione è stato quello del Belgio nel 1907, l’ultimo è stato annunciato durante la Biennale Architettura nel 2025: il Qatar ha infatti inaugurato il sito del proprio padiglione con l’installazione Community Centre dell’architetta pakistana Yasmeen Lari. La struttura in bambù, concepita come un grande palco circolare, incarna i concetti di accoglienza e ospitalità: al suo interno, il rituale del caffè accompagnato dai datteri ha offerto ai visitatori un momento di condivisione profonda. L’opera riprende le tecniche costruttive d’emergenza utilizzate dalla Heritage Foundation of Pakistan a seguito dei devastanti terremoti in Pakistan.
La 60ª Esposizione Internazionale d’Arte coincide con il passaggio dalla presidenza di Roberto Cicutto a quella di Pietrangelo Buttafuoco. Il presidente Cicutto ha proposto come curatore Adriano Pedrosa che, con l’esposizione Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, ha dato voce non solo ad artisti emarginati o legati a culture remote, ma soprattutto a coloro che vivono la condizione di estrangement: artisti che hanno sviluppato la propria creatività nelle molte diaspore imposte dalla storia e che si sentono estranei perfino in casa propria1.
Buttafuoco, che ha condiviso il progetto, scorge nello straniero la sacralità aurorale e l’incedere prelogico della cultura ellenistica, scrivendo:
«Straniero tra gli stranieri è – a piedi scalzi – il viandante in cammino tra i tratturi più impervi, il mendico nei cui stracci sovente si nasconde un Dio, quel nume sconosciuto a se stesso da cui gemma il rinnovarsi delle stirpi. È Enea che si lascia alle spalle il fuoco di Ilio per fondare – da straniero – una civiltà dell’universale dove nessuno è più un barbaro, ma un cittadino2».
Buttafuoco apprezza la poetica di Pedrosa, che privilegia artisti al di fuori dell’anglosfera, e ne paragona la sensibilità verso le geografie umane dimenticate a quella di Rachel Whiteread. La scultrice britannica, infatti, dà corpo al vuoto e all’invisibile delle memorie, trasformando le assenze in blocchi solidi e imponenti: un linguaggio concettuale dell’anima, peso dei sentimenti ed evocazione di vite e storie.
Buttafuoco nei suoi romanzi – da Le uova del drago e Il lupo e la luna a I cinque funerali della signora Goring e Sono cose che passano – e nei suoi saggi – tra cui Fogli consanguinei, Cabaret Voltaire e Sotto il suo passo nascono i fiori – riporta storie e frammenti di vita vera, dove ogni parola è evocazione di una profondità senza principio. La ricerca del sentimento aurorale del linguaggio trova la sua oasi nel Mediterraneo, dove la Trinacria preserva l’incontro di tre ceppi culturali: orientale, classico (greco-romano) e arabo. Il legame con questo sincretismo è all’origine del suo linguaggio barocco-romantico ed è il filo conduttore dei suoi scritti.
Buttafuoco ripercorre eventi del passato e della contemporaneità, dell’umano e del divino, con un medesimo sentimento di presenza e commozione per il legame perduto. Le visioni dei suoi racconti si dispongono nel discorso come gli elementi delle pitture murali nei templi orientali, in cui architetture, personaggi, oggetti quotidiani e natura partecipano, sullo stesso piano, a una rappresentazione cosmica ed eterna. Egli appartiene al mondo omerico, dove la divinità (secondo l’interpretazione di György Lukács) precede gli uomini come padre e guida, e ogni atto aderisce alla realtà dell’anima3.
Nei suoi interventi televisivi e nelle conferenze, Buttafuoco evidenzia come alcuni valori del passato facciano da contraltare al senso e di perdita e della tragicità del contemporaneo. Come esempio supremo Buttafuoco rievoca la supplica di Priamo ad Achille: nelle parole del vecchio padre risiedono i codici morali e la sacralità della cultura mediterranea antica. A tal proposito, Gian Luca D’Errico sostiene che in questo retaggio culturale, condiviso dall’intera umanità, scrive, è sotteso il tabù del corpo e della sua storia. Lo storico aggiunge: “L’enfasi, utilizzata da Omero nel poema epico dell’Iliade per narrare la disperazione dei genitori di fronte alla morte del proprio figlio e all’impossibilità di poter tributare al cadavere le dovute onorificenze, ha una corrispondenza di matrice culturale ben consolidata nel mondo classico, che affonda le sue radici in tradizioni religioso-culturali assai più antiche4“. Il riferimento all’antico vuole ricordare il senso di origine di un pensiero filosofico-religioso su cui scorre l’umanità, al di là di ogni differenza di lingua, popolo, cultura. Il Mediterraneo, con la sua posizione raccolta, autorizza l’immaginario di un’origine comune; le sue acque raccontano la complicità degli elementi che hanno permesso il formarsi di culture millenarie, dalla greco-latina all’ebraica e all’islamica.
Questa conformazione ha generato nei secoli la visione di un mare unico e centrale, luogo di confluenza e diramazione. Comunità millenarie, formatesi nei secoli, rivendicano la legittimità della loro terra, talmente sacra da essere trasformata in “territorio” e radice d’identità associata a profumi, spezie e culti. Questi aspetti sono parte della “casa” che, molto presente nella cultura mediterranea, è curata come un tempio. Buttafuoco appartiene a questa civiltà, come ha testimoniato nel discorso dell’11 febbraio 2025, in cui ha condannato la distruzione di giovani vite nelle guerre attuali, introducendo i concetti di domicidio e memoricidio, in cui si deve includere la sottrazione dei corpi, uccisi in guerra e i crimini di guerra sui corpi viventi5. Il Presidente ha denunciato la spietata sistematicità dei conflitti che – dalla Birmania a Gaza, dall’Ucraina al Libano, dalla Siria ai paesi dell’Africa – sta distruggendo intere generazioni.
Citando l’articolo del suo maestro Luciano Violante, Buttafuoco dichiara che la sistematicità della guerra consiste nel domicidio, ovvero la deliberata distruzione della casa, e nel memoricidio, la distruzione della memoria e del passato di un popolo6. Questi termini, utilizzati da Violante, derivano dagli studi di Balakrishnan Rajagopal, fondatore del movimento Third World Approaches to International Law (TWAIL). Questo approccio analizza il diritto internazionale dal punto di vista dei popoli del Sud globale, per dimostrare come le leggi globali nate in epoca coloniale continuino a perpetuare disuguaglianze e forme di dominio. La TWAIL mira a proteggere i più deboli, passando da un sistema che tutela gli interessi dei potenti a uno che garantisca vera giustizia sociale, autodeterminazione e protezione per le popolazioni marginalizzate. Le citazioni del Presidente sono rivolte a un mondo che sembra aver smarrito la propria storia e il senso di umanità.
Già nella 56. Biennale di Venezia, All the World’s Futures (2015), diretta da Okwui Enwezor, stati come la Nigeria e il Kenya avevano revocato la loro adesione istituzionale per protesta contro il rapimento delle 276 ragazze a Chibok nel 2014 e il massacro di 152 studenti nel campus di Garissa da parte degli Shabaab7. Successivamente, con la 59. Biennale (Il latte dei sogni), il presidente Cicutto ha accolto, con sollievo, la decisione del curatore lituano del Padiglione Russia, Raimundas Malašauskas, e dei suoi artisti di non esporre in segno di protesta contro l’invasione dell’Ucraina. Nella 60. Biennale, il Padiglione della Russia – edificato nel 1914 su progetto di Alexej Shchusev – ha invece ospitato lo Stato Plurinazionale della Bolivia.
Per la 61. Biennale (2026), dal titolo In Minor Keys, il Presidente Buttafuoco ha autorizzato la riapertura del Padiglione della Russia agli artisti russi, appellandosi all’autonomia della Fondazione e a specifici articoli del suo statuto. Questa scelta ha evidenziato una netta differenza di vedute tra il Ministero della Cultura e la Fondazione stessa. Nonostante la visione della Biennale come occasione di distensione, l’Unione Europea ha reagito penalizzando l’istituzione con il congelamento di circa 2 milioni di euro di finanziamenti. Tale decisione riflette una profonda divergenza tra il “popolo degli artisti” e dei visitatori e le posizioni politiche di alcuni Stati membri.
Il presidente Buttafuoco, con la sua salda fede sincretica, ha difeso la scelta della riapertura senza aggiungere ulteriori commenti. Il suo silenzio diventa lo spazio da cui riemergono le citazioni omeriche sulla sospensione dei conflitti in occasione dei Giochi Olimpici e il ricordo dei riti funebri, considerati sacri per la pace dell’anima. Nel XXIII libro dell’Iliade, la guerra di Troia si ferma per onorare Patroclo. Questa rievocazione ci proietta oggi in uno scenario di distruzione dove tanti “giovani Patroclo” sono abbandonati in fosse comuni e bambini muoiono di fame e freddo. Ritorna il monito di Primo Levi in Se questo è un uomo: la vergogna per la deumanizzazione del simile. La narrazione di ciò che accade a un uomo privato di nome e dignità si arricchisce oggi dei concetti di domicidio e memoricidio.
La Biennale In Minor Keys è impostata sul rispetto del valore umano. Buttafuoco ha stabilito che la Mostra Internazionale segua fedelmente il progetto originale di Koyo Kouoh, la prima curatrice africana nella storia della Biennale, scomparsa prematuramente nel maggio 2025. Infatti gli artisti italiani sono assenti nel progetto espositivo perché la curatrice non mai potuto fare il viaggio programmato in Italia. Le critiche non sono mancate. L’opera incompiuta conserva un segreto che trascende il tempo concesso alla sua autrice. Rispettando il lavoro di Kouoh, il Presidente ha riconosciuto la sua visione spirituale e decoloniale consegnandola alla storia dell’arte.
La 61. Biennale si staglia su un panorama sociopolitico difficile ma supportato da due figure ferme nel proprio compito, anche se con poteri e responsabilità diversi: Papa Leone XIV e Buttafuoco, due personalità monolitiche che attraversano il tempo con la forza della loro fede. Ricordano Thomas Becket il quale, nominato arcivescovo di Canterbury da Enrico II d’Inghilterra, scelse di perseguire con rigore la propria missione religiosa, opponendosi al sovrano per difendere l’onore di Dio.
Nota personale:
Poco dopo la scomparsa di Koyo Kouoh, che mi aveva profondamente colpita e addolorata, anche mio figlio, Gian Luca D’Errico – poco più giovane di Koyo – è venuto a mancare, proprio mentre stava completando l’introduzione al suo volume Le lettere delle diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Uffizio 1554-1643 (Parte Seconda), ed. Università di Trieste, 2026. Il professor Pierroberto Scaramella, docente di Storia moderna e Metodologia della ricerca storica, gli ha reso onore comunicando che l’opera sarebbe stata pubblicata esattamente come consegnata.
Io, che avevo a lungo riflettuto sul destino di Koyo – che Buttafuoco ha rispettato e consegnato all’infinito della storia e della vita – ho provato una profonda gratitudine verso il professor Scaramella e verso il Presidente Buttafuoco. Entrambi, con il loro gesto di cura verso ciò che resta interrotto, ci offrono la speranza e la forza di continuare a credere nell’uomo.
1 Roberto Cicutto, Sulla 60. Esposizione Internazionale d’Arte, in Stranieri Ovunque, Adriano Pedrosa [cura], La Biennale di Venezia 2024, pag. 36
2 Pietrangelo Buttafuoco, La Biennale di Venezia, in op. cit. pag. 30
3 György Lukács, Teoria del Romanzo, Newton Compton editori, Roma 1972, pag. 37
4 Cfr. Gian Luca D’Errico, La Chiesa, L’Inquisizione, L’anatomia: storie di un tabù, in Anatome [Giuseppe Olmi, Claudia Pancino], Bononìa University Press, 2012
5 Pietrangelo Buttafuoco, Presentazione della 19° Biennale Architettura, Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva, Ca’ Giustinian Venezia, 11 febbraio 2025
6 Cfr. Luciano Violante, Siamo nell’epoca del domicidio. Corriere della sera, 18 gennaio, 2025, in introduzione di Luciano Violante al convegno Condizione umana. Luoghi di libertà nell’era digitale, Parlamento, 20 gennaio 2025
7 V . Biasi, E. Bilotti, Biennali. Sogni dell’arte e Sfide della Realtà, Fermenti editore, Roma 2023, pag. 4
The Venice Biennale, established in 1895, represents one of the most venerable exhibitions of contemporary art, spanning the historical sites of the Giardini and the Arsenale. Over the decades, the spatial layout of the Giardini has been expanded to include 29 national pavilions, the majority of which were constructed during the fifty years of European peace in the late 20th century. While the inaugural national pavilion was that of Belgium in 1907, the most recent addition was announced during the 2025 Architecture Biennale: Qatar inaugurated its pavilion site with the installation Community Centre by Pakistani architect Yasmeen Lari. This bamboo structure, designed as an expansive circular stage, embodies the principles of reception and hospitality; within its confines, the ritual of serving coffee and dates offered visitors an experience of profound communal engagement. The work utilizes emergency construction techniques pioneered by the Heritage Foundation of Pakistan in response to the country’s devastating earthquakes.
The 60th International Art Exhibition coincides with the transition of the presidency from Roberto Cicutto to Pietrangelo Buttafuoco. President Cicutto appointed Adriano Pedrosa as curator, who, through the exhibition Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, has provided a platform not only for marginalized artists or those rooted in remote cultures but, above all, for those experiencing the condition of estrangement. These are artists who have cultivated their creativity within the numerous diasporas imposed by history and who find themselves feeling like strangers even within their own homelands1.
Buttafuoco, who has endorsed the project, perceives in the “stranger” an auroral sacredness and the pre-logical cadence of Hellenistic culture, writing:
“A stranger among strangers is-barefoot-the wayfarer trekking through the most arduous sheep tracks, the beggar in whose rags a God is often concealed-that deity, unknown even to himself, from whom the renewal of lineages sprouts. It is Aeneas, leaving behind the fires of Ilium to found-as a stranger-a universal civilization where no one is any longer a barbarian, but a citizen2.”
Buttafuoco values Pedrosa’s poetics, which prioritizes artists from outside the Anglosphere, and likens his sensitivity toward forgotten human geographies to that of Rachel Whiteread. Indeed, the British sculptor gives substance to the void and the invisibility of memories, transforming absences into solid, imposing blocks: a conceptual language of the soul, representing the weight of sentiments and the evocation of lives and histories.
In his novels – from Le uova del drago and Il lupo e la luna to I cinque funerali della signora Goring and Sono cose che passano – and his essays – including Fogli consanguinei, Cabaret Voltaire, and Sotto il suo passo nascono i fiori – Buttafuoco recounts stories and fragments of real life, where every word serves as an evocation of a depth without origin. The search for the “auroral” sentiment of language finds its oasis in the Mediterranean, where Trinacria preserves the confluence of three cultural lineages: Eastern, Classical (Greco-Roman), and Arabic. The connection to this syncretism lies at the heart of his “Baroque-Romantic” idiom and constitutes the leitmotif throughout his writings.
Buttafuoco retraces historical and contemporary events, both human and divine, with a consistent sense of presence and a profound pathos for the lost bond. The visions within his narratives are arranged in his discourse much like the elements of wall paintings in Eastern temples, where architecture, figures, everyday objects, and nature participate, on the same plane, in a cosmic and eternal representation. He belongs to the Homeric world, where divinity (according to György Lukács’ interpretation) precedes humanity as both father and guide, and every action adheres strictly to the reality of the soul3.
In his televised interventions and lectures, Buttafuoco highlights how certain values of the past serve as a counterpoint to the sense of loss and the tragic nature of the contemporary era. As a supreme example, Buttafuoco evokes Priam’s plea to Achilles: within the words of the aged father reside the moral codes and the sacredness of ancient Mediterranean culture. Regarding this, Gian Luca D’Errico asserts that this cultural heritage, shared by all humanity, is underpinned by the taboo of the body and its history. The historian adds: “The emphasis employed by Homer in the epic poem of the Iliad to narrate the despair of parents facing the death of their child and the impossibility of rendering due honors to the corpse has a well-established cultural correspondence in the classical world, which finds its roots in much older religious-cultural traditions4.” This reference to antiquity serves to recall the primordial origin of a philosophical-religious thought upon which humanity flows, transcending every difference of language, people, or culture. The Mediterranean, with its secluded position, facilitates the imaginary of a common origin; its waters narrate the complicity of the elements that enabled the formation of millennial cultures, from the Greco-Latin to the Hebrew and Islamic.
Over the centuries, this geographical conformation has generated the vision of a singular, central sea-a locu of convergence and expansion. Millennial communities, shaped through the ages, claim the legitimacy of their land, a space so sacred that it has been transformed into “territory” and a root of identity intertwined with scents, spices, and cults. These elements are integral to the concept of “home,” which, deeply rooted in Mediterranean culture, is tended to as if it were a temple. Buttafuoco belongs to this civilization, as evidenced in his speech on February 11, 2025, in which he condemned the destruction of young lives in current wars, introducing the concepts of domicide and memoricide, terms that encompass the withholding of bodies killed in combat as well as war crimes perpetrated against living bodies5. The President denounced the ruthless systematicity of conflicts that-from Myanmar to Gaza, from Ukraine to Lebanon, from Syria to African nations-is currently obliterating entire generations.
Citing an article by his mentor, Luciano Violante, Buttafuoco declares that the systematicity of modern warfare consists of domicide-the deliberate destruction of the home-and memoricide-the annihilation of a people’s memory and past6. These terms, employed by Violante, derive from the scholarship of Balakrishnan Rajagopal, founder of the Third World Approaches to International Law (TWAIL) movement. This framework analyzes international law from the perspective of the Global South to demonstrate how global legal structures established during the colonial era continue to perpetuate inequality and modes of dominance. TWAIL aims to protect the disenfranchised, transitioning from a system that safeguards the interests of the powerful to one that ensures genuine social justice, self-determination, and protection for marginalized populations. The President’s citations are addressed to a world that appears to have forsaken its own history and sense of humanity.
As early as the 56th Venice Biennale, All the World’s Futures (2015), directed by Okwui Enwezor, nations such as Nigeria and Kenya revoked their institutional participation in protest against the 2014 kidnapping of 276 girls in Chibok and the massacre of 152 students at the Garissa campus by Al-Shabaab7. Subsequently, during the 59th Biennale (The Milk of Dreams), President Cicutto welcomed the decision by the Lithuanian curator of the Russian Pavilion, Raimundas Malašauskas, and his artists to withdraw from the exhibition in protest against the invasion of Ukraine. In the 60th Biennale, the Russian Pavilion-constructed in 1914 based on a design by Alexey Shchusev-instead hosted the Plurinational State of Bolivia.
For the 61st Biennale (2026), titled In Minor Keys, President Buttafuoco authorized the reopening of the Russian Pavilion to Russian artists, invoking the Foundation’s autonomy and specific articles of its statute. This decision highlighted a stark divergence in perspective between the Ministry of Culture and the Foundation itself. Despite the vision of the Biennale as an opportunity for détente, the European Union responded by penalizing the institution, freezing approximately 2 million euros in funding. This decision reflects a profound rift between the “community of artists” and visitors and the political stances of certain member states.
President Buttafuoco, anchored by his steadfast syncretic faith, defended the decision to reopen the pavilion without further comment. His silence becomes the space from which Homeric citations re-emerge regarding the suspension of conflicts during the Olympic Games and the observance of funeral rites, held sacred for the peace of the soul. In Book XXIII of the Iliad, the Trojan War halts to honor Patroclus. Today, this evocation projects us into a landscape of destruction where countless “young Patrocluses” are abandoned in mass graves, and children perish from hunger and cold. Primo Levi’s warning in Se questo è un uomo returns: the shame for the dehumanization of one’s fellow man. The narrative of what befalls a man stripped of name and dignity is enriched today by the concepts of domicide and memoricide.
The Biennale In Minor Keys is predicated on the respect for human value. Buttafuoco decreed that the International Exhibition should faithfully follow the original project by Koyo Kouoh, the first African curator in the history of the Biennale, who passed away prematurely in May 2025. Consequently, Italian artists are absent from the exhibition project because the curator was never able to undertake her scheduled research trip to Italy. Criticism has not been lacking. However, the unfinished work preserves a secret that transcends the time allotted to its author. By respecting Kouoh’s work, the President has acknowledged her spiritual and decolonial vision, consigning it to art history.
The 61st Biennale stands against a difficult socio-political panorama, yet it is supported by two figures steadfast in their duties, albeit with different powers and responsibilities: Pope Leo XIV and Buttafuoco-two monolithic personalities traversing time through the strength of their faith. They recall Thomas Becket who, appointed Archbishop of Canterbury by Henry II of England, chose to pursue his religious mission with rigor, opposing the sovereign to defend the honor of God.
Personal Note:
Shortly after the passing of Koyo Kouoh, which had deeply moved and saddened me, my son, Gian Luca D’Errico – only slightly younger than Koyo – also passed away. He was in the process of completing the introduction to his volume Le lettere delle diocesi del Regno di Napoli alla Congregazione del Sant’Uffizio 1554-1643 (Parte Seconda), ed. Università di Trieste, 2026. Professor Pierroberto Scaramella, Chair of Modern History and Historical Research Methodology, honored him by announcing that the work would be published exactly as it had been submitted.
Having long reflected on the destiny of Koyo – whom Buttafuoco respected and consigned to the infinity of history and life – I felt a profound sense of gratitude toward both Professor Scaramella and President Buttafuoco. Both, through their gestures of stewardship toward that which remains unfinished, offer us the hope and the strength to continue believing in humanity.
1 Roberto Cicutto, Sulla 60. Esposizione Internazionale d’Arte, in Stranieri Ovunque, Adriano Pedrosa [cura], La Biennale di Venezia 2024, pag. 36
2 Pietrangelo Buttafuoco, La Biennale di Venezia, in op. cit. pag. 30
3 György Lukács, Teoria del Romanzo, Newton Compton editori, Roma 1972, pag. 37
4 Cfr. Gian Luca D’Errico, La Chiesa, L’Inquisizione, L’anatomia: storie di un tabù, in Anatome [Giuseppe Olmi, Claudia Pancino], Bononìa University Press, 2012
5 Pietrangelo Buttafuoco, Presentazione della 19° Biennale Architettura, Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva, Ca’ Giustinian Venezia, 11 febbraio 2025
6 Cfr. Luciano Violante, Siamo nell’epoca del domicidio. Corriere della sera, 18 gennaio, 2025, in introduzione di Luciano Violante al convegno Condizione umana. Luoghi di libertà nell’era digitale, Parlamento, 20 gennaio 2025
7 V . Biasi, E. Bilotti, Biennali. Sogni dell’arte e Sfide della Realtà, Fermenti editore, Roma 2023, pag. 4


