Roma – 29 Luglio 2026 by Qinggang Xiang

La risonanza dell’acqua e la dissoluzione del sé a Venezia
Nel contesto della 61ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Wallace Chan propone una riflessione originale attraverso le mostre personali Vessels of Other Worlds e Mythos, entrambe curate da James Putnam. Nel cuore della laguna veneziana, tra acqua, storia e architettura, l’artista costruisce un percorso che intreccia evoluzione biologica, trasformazione della materia e ricerca spirituale.
Le due esposizioni, concepite come interventi site-specific, rappresentano una sintesi significativa della ricerca artistica di Chan. Le opere mettono in dialogo innovazione tecnologica e pensiero filosofico orientale, creando un confronto tra scienza dei materiali, dimensione simbolica e tensione metafisica. In questo equilibrio tra scultura e spazio, monumentale e microscopico, sacro e interiore, prende forma una visione che invita il visitatore a riflettere sul rapporto tra materia e spirito.
La trasfigurazione spirituale dello spazio
La Cappella della Pietà, sede di Vessels of Other Worlds, offre un contesto profondamente segnato dalla tradizione religiosa e dalla cultura barocca. Invece di adeguarsi a questa eredità o di contrapporvisi, Wallace Chan la reinterpreta attraverso tre monumentali sculture in “Wallace Chan Titanium”, alte tra i sette e i dieci metri, che trasformano radicalmente la percezione dello spazio sacro.
Le forme delle opere derivano dall’ampolla liturgica, il recipiente destinato agli oli sacri nella tradizione cattolica. Nella visione dell’artista, tuttavia, questo oggetto assume un significato più universale, richiamando concetti centrali del pensiero orientale come il vuoto, l’accoglienza e la capacità di contenere. Le immense strutture in titanio si elevano verso la cupola della chiesa e trasformano l’antico vaso rituale in una presenza simbolica, sospesa tra scultura e totem spirituale.




Mythos: un viaggio nell’inconscio
Se Vessels of Other Worlds è caratterizzata da una forte tensione ascensionale, Mythos, allestita negli spazi di Palazzo Contarini del Bovolo, sviluppa una riflessione più intima e introspettiva. L’iconica scala elicoidale tardogotica diventa parte integrante del progetto espositivo: un percorso fisico che si trasforma progressivamente in esperienza mentale.
Le sculture di Wallace Chan si inseriscono armoniosamente nella struttura architettonica, accompagnando lo sguardo lungo un movimento continuo di salita e rotazione. Il visitatore è così coinvolto in un processo di costante ridefinizione della percezione, dove l’opera e lo spazio espositivo si influenzano reciprocamente.
Attraversando le sale del palazzo, il pubblico viene invitato a un’esperienza di ricerca e contemplazione. Il dialogo tra luce e ombra, tra verticalità e orizzontalità, costruisce un percorso che alterna celebrazione della vita e riflessione interiore, ponendo al centro il rapporto tra individuo e cosmo.


L’alchimia del titanio
Pioniere nell’impiego artistico del titanio, Wallace Chan continua a esplorare le potenzialità espressive di un materiale tradizionalmente associato all’industria e alla tecnologia. Nelle due mostre veneziane, il titanio perde la sua apparente rigidità per assumere una qualità sorprendentemente dinamica e immateriale.
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il trattamento della superficie metallica. Grazie a sofisticati processi di controllo della rifrazione luminosa, Chan genera effetti cromatici mutevoli che sembrano emergere dall’interno stesso del materiale. Il colore non appare come un rivestimento applicato, ma come una manifestazione organica che conferisce vitalità alla struttura metallica.
In Vessels of Other Worlds, le monumentali sculture in titanio sorprendono per il delicato equilibrio tra imponenza e leggerezza. Nonostante le dimensioni, le opere sembrano sottrarsi alla gravità, grazie a una complessa progettazione interna e alla loro capacità di catturare e riflettere la luce.
In Mythos, questa ricerca raggiunge risultati ancora più evocativi. Le forme sospese, ispirate alle nuvole, trasformano il metallo in una presenza quasi impalpabile. Solido e volatile, peso e leggerezza, materia e atmosfera convivono in un’ambiguità percettiva che costituisce uno dei temi centrali della mostra.
Al di là della sperimentazione tecnica, il lavoro di Chan pone una questione più ampia: la possibilità di trascendere i limiti della materia attraverso l’immaginazione, la spiritualità e la capacità umana di attribuire significato alle forme.
Cosmologie interiori e visioni monumentali
Uno degli aspetti più ambiziosi di Vessels of Other Worlds è il superamento della tradizionale fruizione esterna della scultura. L’opera invita il visitatore a entrare fisicamente al suo interno, trasformando l’esperienza dello spazio in un’immersione percettiva e simbolica.
Una volta oltrepassata la soglia della struttura monumentale, la percezione convenzionale del volume lascia il posto a un ambiente visivo complesso, costruito attraverso riflessi, moltiplicazioni prospettiche e giochi di luce. L’effetto è quello di uno spazio in continua espansione, capace di evocare una dimensione quasi cosmica.
All’interno dell’opera emergono numerosi riferimenti alla tradizione artistica occidentale. Tra questi, un richiamo esplicito al Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, modello iconografico che Wallace Chan rielabora in chiave contemporanea. I temi della condizione umana, del desiderio, della trasformazione e della ricerca spirituale vengono così trasposti in un linguaggio tridimensionale e immersivo.
Particolarmente significativo è l’ampliamento del celebre Wallace Cut, tecnica sviluppata dall’artista nell’ambito dell’alta gioielleria. Nata per operare nella scala ridotta delle gemme, questa metodologia viene qui trasferita a dimensioni architettoniche, dando origine a un ambiente complesso composto da ingranaggi, figure umane e superfici riflettenti. Attraverso un sofisticato sistema di rifrazioni e riflessi, l’installazione costruisce l’immagine di un universo in perpetua trasformazione.
L’opera supera così la dimensione della scultura intesa come oggetto, avvicinandosi a quella di uno spazio esperienziale. Un luogo da attraversare, dove il visitatore è chiamato a confrontarsi con i temi del tempo, della memoria e del ciclo dell’esistenza.
Un’architettura dello spirito
Nel panorama della Biennale di Venezia 2026, le mostre Vessels of Other Worlds e Mythos si distinguono per la loro capacità di coniugare ricerca formale, innovazione tecnica e tensione spirituale. Wallace Chan costruisce un dialogo tra il pensiero filosofico orientale e i materiali della modernità industriale, utilizzando il linguaggio della scultura per affrontare questioni universali legate all’identità, alla trasformazione e alla condizione umana.
Inserite negli spazi storici di Venezia, le opere danno vita a una riflessione che travalica i confini culturali e temporali. Il risultato è un percorso meditativo che invita il pubblico a rallentare, osservare e interrogarsi sul proprio rapporto con il mondo.
Più che semplici mostre, Vessels of Other Worlds e Mythos si configurano come dispositivi di esperienza: spazi dedicati all’ascolto, alla contemplazione e alla possibilità di una rinnovata consapevolezza di sé.


